ROMA - Un presunto sistema di autoriciclaggio da 7,5 milioni di euro, realizzato attraverso false fatturazioni e fittizie vincite alle slot machine, è al centro di un'indagine congiunta tra la Procura di Ravenna e il Tribunale di San Marino. Nell'ambito dell'inchiesta è stata perquisita la sede della Giochi del Titano, la società pubblica che gestisce la sala da gioco sammarinese. Sono complessivamente sette le persone indagate per concorso in riciclaggio, tra cui esponenti della struttura e dipendenti.
Come riporta San Marino Rtv, secondo l'ipotesi accusatoria, il sistema avrebbe avuto origine nella raccolta di ingenti somme di denaro contante da cittadini albanesi, in cambio di bonifici riconducibili a operazioni inesistenti emesse da società cartiere. Il denaro sarebbe stato quindi trasportato in contanti fino a San Marino e successivamente trasformato in assegni della Giochi del Titano, formalmente riconducibili a vincite alle slot machine, per poi essere versato sui conti bancari.
L'inchiesta, nata dalla Procura di Ravenna, vede indagati per concorso in riciclaggio l'imprenditore Elio Marino, la compagna Aizada Chokoeva e cinque esponenti del “casinò”, tra cui il Direttore Generale Salvatore Caronia e il Vice Direttore Angelo Muraccini.
Tra il 2019 e il 2026, l'Agenzia di Informazione Finanziaria sammarinese avrebbe ricostruito operazioni per circa 7,5 milioni di euro, un volume ritenuto dagli inquirenti non compatibile con il profilo economico dell'imprenditore al centro dell'indagine, che avrebbe dichiarato redditi compresi tra 5mila e 38mila euro. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il meccanismo avrebbe sfruttato anche il margine statistico delle slot, che restituiscono una quota elevata delle somme giocate, rendendo contenuta la perdita necessaria per ottenere la trasformazione del contante in denaro apparentemente proveniente da vincite.
Gli inquirenti ipotizzano inoltre che alcuni dipendenti della sala riservassero determinate macchine agli indagati, impedendone l'utilizzo agli altri clienti. Nel corso dell'inchiesta sarebbe emerso anche un intervento ai vertici della Giochi del Titano nei rapporti con un istituto bancario, con l'obiettivo di evitare ulteriori verifiche sulla posizione dell'indagato. Uno degli esponenti della società risulta attualmente agli arresti domiciliari.
I Commissari della Legge hanno disposto il sequestro dei dispositivi informatici degli indagati e di dieci slot machine. Gli accertamenti tecnici sulle schede madri e sui server dovranno verificare anche l'eventuale presenza di alterazioni informatiche o del software in grado di determinare vincite anomale.
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