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Attualità e Politica

20/12/2018 | 15:33

Il Governo del cambiamento ha cambiato idea: la crociata di Di Maio, tra saldi principi ed esigenze di cassa

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ROMA - Il mondo dei giochi considerato solo come “piaga sociale”, la voglia di abbatterne la presenza sul territorio, ma la contemporanea pretesa di utilizzarne le risorse per far quadrare i conti: il vicepremier Di Maio si dibatte dal giorno del suo insediamento in questa ambigua crociata, punteggiata da inflessibili proclami sui principi, a cui fanno seguito azioni politiche orientate alla pura ragione economica. Nella vulgata del ministro, dietro ai giochi non c'è un'industria legale con decine di migliaia di lavoratori regolarmente assunti: meglio parlare di “lobby dell'azzardo” o di “piaga sociale”. E il gioco non è mai una scelta libera e consapevole, ma solo un vizio che porta alla perdizione. Sdegnosamente il vice premier respinge chi teme che dalla stretta ai giochi lo Stato possa avere un danno erariale: «Non ci si rende conto che quella è un'emergenza sociale. Chi mi parla di coperture evidentemente non ha capito il livello del problema» (Ansa, 02/07). Salvo pensare proprio all'esecrato settore per finanziare il reddito di cittadinanza, attraverso «la tassazione su alcuni ambiti, come il gioco d'azzardo» (Agorà, 03/07). Scatenato Di Maio nei giorni del decreto Dignità, che vietava pubblicità e sponsorizzazioni da parte dei giochi: «Perché venirmi a dire che non posso abolire la pubblicità sul gioco d’azzardo? Perché c’è qualche squadra di calcio che perde i soldi per pagare Cristiano Ronaldo 400 milioni di euro? Abbiate pazienza, non me ne frega niente, io abolisco la pubblicità sul gioco d’azzardo perché sta distruggendo le famiglie». (lastampa.it. 15/07). E nessuno si azzardi a fare il furbo: «Ho saputo che, mentre stavano per emanare il decreto Dignità molte società, tra cui quelle di calcio, hanno fatto una corsa per stipulare nuovi contratti per fare pubblicità al gioco d'azzardo: metteremo una norma in sede di conversione per evitare che chi ha fatto il furbo possa farla franca» (Agorà, 13/07). Una retroattività quanto meno discutibile in sede costituzionale, fatto sta che i contratti firmati nell'imminenza del decreto sono rimasti tranquillamente in vigore. Ma l'interpretazione autentica della strategia di Di Maio sui giochi è arrivata il 6 agosto scorso, nel corso di una seduta al Senato: «Più aumenteremo il preu e più diminuirà il gioco d'azzardo in Italia, perché è un deterrente: aumentando la tassazione su un settore, lo penalizzi». Benissimo, se non che per fare digerire all'Europa la manovra, adesso si dice esattamente l'opposto: aumentiamo le tasse sui giochi per avere maggiori entrate. La coerenza al potere.
MF/Agipro

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