ROMA – “Le aziende di betting e gambling sono quelle che investono di più nelle sponsorizzazione delle magliette dei club”, coprendo “il 24% delle squadre dei massimi campionati delle 55 Federazioni europee”. È quanto si legge nella relazione della Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società professionistiche pubblicata in Senato e aggiornata al 31 luglio 2026. La Commissione evidenzia che gli accordi che le società di calcio stipulano con le aziende del betting “incidono sulla composizione dei ricavi commerciali e possono generare opportunità economiche”.
Guardando all’Italia e alla Serie A, la Commissione ricorda che, nella passata stagione, erano tre i club che esponevano sulla propria maglia il brand di siti di infotainment riconducibili ai marchi di betting e gaming, mentre all’inizio della stagione in corso sono state firmate altre tre partnership; tutto ciò dopo il via libera dell’Agcom, la quale ha certificato che “i siti riconducibili alle agenzie di scommesse non contengono collegamenti o promozioni a prodotti di giochi e scommesse, come previsto appunto dalla normativa vigente”. Diverso il caso dell’accordo di sponsorizzazione tra Lazio e Polymarket, siglato ad aprile 2026, che “è stato poi risolto consensualmente a metà agosto, a seguito dell’oscuramento del sito di previsioni di mercato disposto a fine luglio dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli”.
Tornando al quadro normativo europeo, la Commissione evidenzia che, nell’ultimo decennio, “diversi Paesi hanno imposto alle aziende di betting di riversare una quota del fatturato derivante dalle scommesse al sistema sportivo o alle organizzazioni calcistiche”. Ad esempio, in Francia le scommesse finanziano lo sport attraverso il cosiddetto “diritto alla scommessa”, che ha riconosciuto “la proprietà intellettuale delle competizioni sportive alle Leghe che le organizzano, imponendo ai concessionari di scommesse l’obbligo di versare alla Ligue de Football Professionnel una quota fino al 2% della raccolta delle scommesse su Ligue 1 e Ligue 2”, e attraverso una trattenuta dell’1,8% sul fatturato delle scommesse che viene assegnata all’ANS (Agence Nationale du Sport), che finanzia lo sport di base, la costruzione di impianti locali e la tutela sanitaria degli atleti olimpici, secondo un principio complessivo di solidarietà tra sport professionistico e dilettantistico.
Un sistema simile lo si ritrova in Turchia, mentre il Portogallo ha introdotto nel 2015 un’imposizione del 3,5% sul fatturato delle scommesse sul calcio destinato alla Federcalcio portoghese per le giocate sulle partite delle Nazionali e sulle competizioni organizzate dalla federazione, alla Lega professionistiche per le giocate sulle partite dei primi due campionati, e sulle competizioni Uefa per club. Nel 2021, invece, la Grecia ha introdotto una tassazione sulle vincite, destinandola per il 50% allo sport professionistico e per il 50% a quello dilettantistico.
In Inghilterra, invece, la Commissione ricorda che in Premier League è stato introdotto un divieto volontario sulle sponsorizzazioni di maglia. Secondo le stime dei media inglesi, la nuova regolamentazione porterà a una perdita complessiva di circa 91 milioni di euro, colpendo soprattutto i club medio-piccoli.
Immagine generata con IA
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