ROMA – Con il divieto alle scommesse e al gioco online, il Brasile ha compiuto una radicale inversione di rotta nel settore. Una decisione che, come ricorda Focus Gaming News, è arrivata a nemmeno due anni dal via al mercato regolamentato. Secondo la visione di Lula, la decisione è motivata dalle crescenti preoccupazioni per il gioco patologico e l’indebitamento delle famiglie. Un divieto provvisorio, sul quale il Congresso deve pronunciarsi entro 120 giorni, ma che, per ora, vede revocate anche le licenze quinquennali già pagate dagli operatori.

Il percorso legislativo verso la legalizzazione delle scommesse sportive era iniziato nel 2018, sotto la presidenza di Michel Temer, mentre è nel 2023, sotto il governo Lula, che si è arrivati a una regolamentazione organica del settore, dopo anni di incertezza normativa. Tra gli obiettivi c’era anche quello di incrementare il gettito fiscale, con le aziende che, al contempo, dovevano rispettare requisiti rigorosi per la sicurezza e tutela dei consumatori.

Il mercato regolamentato si è aperto ufficialmente il 1° gennaio 2025, e nel primo anno ha chiuso con oltre 180 siti autorizzati e circa 3,9 miliardi di ricavi lordi di gioco. Allo stesso tempo, il governo ha previsto un progressivo aumento della tassazione, dal 12% al 15% entro il 2028. Ma, nel corso del 2026, Lula ha progressivamente abbandonato la posizione favorevole alla regolamentazione, aumentando, al contrario, le critiche alle piattaforme di gioco e il riferimento agli effetti sociali. La prospettiva di un divieto sulle scommesse, che comprende anche la pubblicità, ha provocato la reazione anche delle principali società calcistiche brasiliane, preoccupate per la perdita delle sponsorizzazioni, che costituiscono una risorsa economica fondamentale. Al momento, quindi, rimane uno scenario di forte incertezza normativa ed economica, soprattutto per gli operatori che hanno sostenuto investimenti significativi per accedere al mercato illegale. Il futuro del settore dipenderà dall’esame del provvedimento da parte del Congresso.

Foto credits: L.C. Nøttaasen CC BY 2.0

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