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Lotto

04/05/2005 | 21:30

LOTTO: IL FANCIULLO BENDATO VA IN PENSIONE

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lotto il fanciullo bendato va in pensione
(a.c) Non ci sarà nessun sindacalista a perorare una vertenza del genere. Non ascolteremo alcun discorso in merito al costo del lavoro e ai contratti a progetto. Non sentiremo neanche parlare di “pre-pensionamento” o di “pensionamento baby”, anche perché il “bambino”che estrae i numeri dalla tradizionale urna, da abbinarsi alle ruote del Lotto, sta lì con la sua mano alzata, bene aperta, almeno dal 1600. Una pensione strameritata. Da stasera, alle 20,20 circa, il bambino, rimasto nell’essenza il simbolo della purezza ed insieme della legalità legate all’antico gioco, ha abbandonato le scene per lasciare posto ad una macchina che ha svolto il lavoro per lui. Sono i tempi che corrono. La mano innocente del bambino e la macchina elettronica in plexiglas: un metaforico trait d’union tra presente e futuro con un inconfondibile punto in comune che resta, nella sostanza, la trasparenza. Nonostante il bimbo, che con quella mano protagonista di tante estrazioni saluta e se ne va, a noi spettatori del tempo resta un’immagine, un finissimo ed affollato affresco storico del gioco del Lotto, tra Notabili Genovesi e 90 Zitelle. Il Lotto è entrato dunque in una nuova era, più tecnologica, più avanzata, nel segno di un rinnovamento necessario che sposa le esigenze di estrazione, certo, ma anche di vero e proprio show dedicato ai milioni di appassionati. La macchina, “Venus”, tutta trasparente, altamente tecnologica con le sue novanta palline numerate ed uno sbuffo d’aria compressa a sospenderle in aria, è diventata la protagonista. La tradizione dell’estrazione con i bambini affonda le sue origini nel settembre 1682, in data 9, come recitano gli annali, quando si tenne a Napoli la prima estrazione del Lotto nella quale fu impiegato un bimbo per estrarre dall’urna i cinque numeri. Ancora prima di tale data, il gioco del Lotto - chiamato nel ‘500 gioco del Seminario – prevedeva, anziché l’estrazione di numeri, quella dei nomi di cinque notabili genovesi (tra i 120 inseriti in un’apposita urna) che fossero meritevoli di sedere nel Maggior Consiglio. Le estrazioni, che a partire dal 1576 avvenivano due volte l’anno, prevedevano che la Sorte – per mano di una persona – decretasse chi fosse degno di tale carica. A partire dal 1735 – sempre a Genova – nacque il “Lotto delle Zitelle”, che si materializzava nell’imbussolamento all’interno di una cassetta di ferro dei nomi di 90 povere donne, tra i 15 e 20 anni. La cassetta veniva chiusa con quattro chiavi differenti affidate ad altrettante persone. Alle cinque donne estratte era assegnata una dote di cento lire. Dopo oltre cinque secoli di storia, dunque, il gioco del Lotto si rende protagonista dell’ennesima svolta epocale, dando vita all’automatizzazione delle estrazioni.

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