ROMA - “L'unico obiettivo che avevo era vincere le partite. Una volta che ho iniziato a guardare allo sport da un punto di vista economico e da proprietario, ho iniziato a capire quanto sia grande il business che lo circonda. E oggi, con quello che conosco, vedo che chi è coinvolto nell'organizzazione e i suoi tifosi hanno una comprensione molto maggiore del risultato e sono più propensi a sentirsi partecipi dell’evento. Il modo in cui partecipano al risultato, anche in base alle condizioni della competizione, è molto diverso rispetto al passato”. Michael Jordan racconta a Lisbona, nel corso dell’Sbc Summit, il differente punto di osservazione da giocatore e da investitore nello sport: “Quando ero giovane, guardavo soprattutto un giocatore. In passato i tifosi avevano interesse per gli atleti, ma oggi tutto è molto più coinvolgente. Vogliamo essere come Michael, vogliamo essere lì e vincere le competizioni”. Jordan è a Lisbona accanto al Ceo di Sportradar, società di integrity, dati e statistiche di cui è azionista. Carsten Koerl racconta di quando ha incontrato Michael per la prima volta: “Siamo diventati amici, grandi amici, e lo siamo da molti anni. Lui è connesso a noi e questo ci ha portato a sviluppare qualcosa molti anni fa. Stavamo lavorando con le federazioni per ottimizzare il sistema. Poi abbiamo ricevuto la richiesta di avere anche i movimenti del corpo. Lui è arrivato e ha detto: personalmente, ho bisogno di rendere lo sport più ufficiale e più preciso. Non voglio avere un sistema che dipenda completamente dalle decisioni degli arbitri negli ultimi secondi. Quindi oggi ci sono telecamere in ogni arena e vengono raccolti dati ogni secondo: 16 punti di dato per ogni giocatore. Il live, in realtà, permette di valutare continuamente quello che sta accadendo, sia per i vincitori sia per i perdenti. Collezionare dati e statistiche è diventata l’attività essenziale. C’è il supporto delle camere nelle arene, che forniscono tutte le informazioni necessarie. Ora il mercato è tutto live, in real time e high speed. Devi acquisire il dato, validarlo e distribuirlo, in pochissimo tempo. L’obiettivo è avere più dati possibili su cui poter scommettere. E’ fondamentale poter personalizzare i prodotti, è una cosa che non si può fermare. A Lisbona stiamo presentando un nuovo prodotto. Il futuro è nella personalizzazione per il cliente”, ha concluso Koerl. Jordan è poi tornato nel ruolo di investitore nella Nascar (il campionato automobilistico americano): “Quando sono arrivato in Nascar, ho collegato la mia storia a questo mondo. Ho iniziato a capire in che modo potevamo cambiare ed elevare quello che stavamo facendo. Penso quindi che la Nascar, così come il calcio quando va all'estero, debba continuare a espandersi. Il calcio viene giocato in Brasile, in Europa, a Londra. Quindi, se l'espansione di questo sport è qualcosa che sappiamo essere necessaria, anche la Nascar deve uscire dal Paese. Perché, se rimani concentrato soltanto sul mercato nazionale, a un certo punto puoi arrivare a un limite”. Sul rapporto tra betting e atleti, l’ultima parola è di Jordan: “Come atleti, vogliamo avere le migliori opportunità per avere successo. E quello che voi state guardando è: qual è il punto più debole del singolo giocatore e del suo comportamento? Possiamo sfruttare questa informazione all'interno di un sistema di betting. Io sono sempre in competizione con voi, perché voi siete qui cercando di trovare un vantaggio e io sono qui cercando di trovare il mio. Se, per esempio, quattro volte su un certo numero di tentativi accade una determinata cosa, questo crea una statistica che può essere inserita nel betting. Ma il betting è anche un confronto con gli altri atleti, che nessuno può davvero controllare. Ed è proprio questo che rende interessante lo sport: non sappiamo quale sarà il risultato”, ha concluso.
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