ROMA – L’escalation delle campagne di marketing nel settore del gioco rischia di provocare una reazione di rigetto da parte dell'opinione pubblica e della politica, finendo per favorire indirettamente gli operatori illegali. È l'allarme lanciato da Francesco Rodano, Head of Responsible gaming di Allwyn, durante l’Sbc Summit di Lisbona.
“Lavoro in questo settore da vent’anni e la dinamica non è mai cambiata: la pubblicità viene usata dagli operatori con licenza per farsi concorrenza a vicenda e per contrastare l’offshore. Tuttavia, ipotizzando che la quota dei giocatori sia pari a circa il 30% della popolazione, un aumento della pressione pubblicitaria non incrementa il perimetro totale dei consumatori, ma si limita a spostare i clienti da un brand all’altro. È qui che nasce una questione etica: per competere si adottano strategie di marketing sempre più aggressive e dirette. Un'escalation che rischia di rendere le aziende percepite come poco etiche”.
Un fenomeno che trova nell’esperienza italiana un caso che fa scuola. “Quando il volume dei messaggi promozionali diventa eccessivo, la reazione dell'opinione pubblica è inevitabile”, ha sottolineato Rodano. “In Italia, il 70% dei non-giocatori reputa fastidiosa e non etica qualsiasi forma di pubblicità sul gioco. Questa spinta ha fornito alla politica il presupposto per introdurre il divieto totale con il Decreto Dignità. Tuttavia, di fronte alle restrizioni, la risposta del settore non deve essere quella di aggirare le norme tramite i cosiddetti siti di informazione, che finiscono solo per innescare nuove reazioni avverse e ulteriori restrizioni”.
Parallelamente all'impiego dei Big Data e dell'Intelligenza Artificiale per l'individuazione precoce dei comportamenti di gioco a rischio, la vera sfida odierna riguarda il contrasto all'offerta illegale sui canali digitali.
“Oggi assistiamo a forme di marketing aggressivo ed eticamente inaccettabili da parte di operatori privi di concessione”, è emerso nel corso del confronto. “Sui social media come TikTok, le compagnie offshore puntano specificamente gli utenti inseriti nei registri di auto-esclusione come GamStop, o i giocatori che cercano alternative al circuito legale, proponendo loro di giocare liberamente e senza vincoli”.
Di qui la necessità di un'azione coordinata tra regolatori e piattaforme tecnologiche: “L'esperienza del passato dimostra che l'intervento diretto sui grandi intermediari della rete funziona. Quando nel 2011 si contestò ai colossi del web la visibilità accordata ai siti privi di licenza, l'adeguamento fu immediato. Oggi occorre replicare quel modello e chiamare nuovamente Meta, Alphabet e TikTok alle proprie responsabilità, per fermare insieme le promozioni illegali che minacciano la tutela dei giocatori e l'integrità del mercato regolamentato”.
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