ROMA – “Noi vediamo come positiva la possibilità di far emergere il gioco responsabile. Stiamo facendo investimenti su una campagna che comunica questo e non l’acquisizione del cliente. Sarebbe importante fare un asse comune con Adm e il Ministero della Salute per delle campagne congiunte non demandate a un singolo operatore, altrimenti parliamo di marketing e viene visto in modo ipocrita dal consumatore”. Così Fabio Angeli Bufalini, direttore nazionale di Stake Italy, nel corso del panel “Il nuovo regime del gioco online in Italia: un anno dopo” al Sigma World di Roma.

Sul tema dell’online: “Le nuove regole ci soddisfano come gruppo, la riduzione di aziende dà più possibilità e credibilità a un operatore che vuole entrare nel mercato. Poi serve tutelare i concessionari per poter fare il nostro lavoro portandolo avanti in maniera corretta. Stake è una delle poche multinazionali entrate con la nuova gara nel mercato italiano – ricorda Bufalini –, che viene visto come fondamentale per la nostra strategia globale. Il mercato italiano è tra i più complicati, sappiamo i cambiamenti che ci sono stati, spiegare questo ai nostri non è facilissimo. Questo è stato un anno di transizione, ancora non abbiamo visto la vera implementazione delle nuove regole. Gli effetti li vedremo nel prossimo futuro”.

A fare la differenza è il prodotto, “è quello che ci darà la possibilità di emergere o meno sul mercato ed è anche la chiave che ci deve dare la possibilità di competere con l’illegale. Tutte queste regole sono importanti e corrette ma rendono il prodotto meno appetibile rispetto al mercato non regolamentato. La partita si gioca qua, su quanto da febbraio e per tutto il prossimo anno il mercato non regolamentato sarà accessibile al consumatore. Adm fa un grande sforzo per bloccare i domini, anche se i tempi sono lunghi, ma c’è il mondo social che sta esplodendo e va regolamentato”.

Infine, un passaggio sulla consultazione sull’infotainment avviata da Agcom: “Proporremo delle modifiche a quanto proposto. È un tema molto delicato, è importante cercare di lasciare in qualche modo a noi concessionari di fare anche il nostro lavoro. Deve essere fatto con criteri che ci diano la possibilità di andare avanti in modo corretto”, conclude Bufalini.


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