ROMA – Le proposte di modifica delle linee guida sull’infotainment “non sono un tentativo di burocratizzare, ma di fare un ragionamento approfondito sull’autonomia del marchio e del principio di uso del marchio. Il decreto dignità non si applica se l’utilizzo del marchio avviene in una sfera non immediatamente riconducibile al gioco e vive di vita propria. La struttura giornalistica deve essere riconosciuta come autonoma, deve esserci periodicità e un impegno editoriale riscontrabile. L’iscrizione al Roc è uno strumento importante che l’autorità usa per censire tutto il mondo della comunicazione”. Così Davide Gallino, responsabile dell’Unità Conformità e Controlli e della Direzione dei Servizi Media di Agcom, nel corso del panel “Divieto di pubblicità: dal divieto a un approccio equilibrato” al Sigma World di Roma.

Sulla consultazione aperta con i concessionari, Gallino aggiunge: “Già per il gioco responsabile abbiamo beneficiato in modo importante dei contributi del mercato, da parte dei concessionari ma anche di associazioni e altri enti. Ci aspettiamo che lo stesso si possa verificare per l’infotainment, chi sta sul mercato conosce i problemi meglio di noi”.

Il tema dell’aggancio pubblicitario “è uno dei passaggi chiave. Ci sono due punti importanti, la quantità di messaggi e la loro ambiguità. Per quanto riguarda la quantità, il dl 41 di riordino fiscale del 2024 ha coinciso con un uso online dell’infotainment, che ha cambiato le regole del gioco. Per cui, la quantità ha un suo peso. Sull’ambiguità, quindi se un messaggio è pubblicitario o meno, si esercitano le migliori menti perché bisogna capire caso per caso cosa sconfina in pubblicità non ammessa e cosa no”.

“Come fatto per il gioco responsabile, ci rendiamo conto che per modificare alcune scelte ci vuole un periodo di adattamento. Anche per l’infotainment ci sarà un periodo di grazia per i contratti in corso, con adattamento e dialogo prima di arrivare alle nuove soluzioni – ha aggiunto Gallino –. Siamo sempre disponibili a parlare con gli operatori per un confronto su quello che può essere un angolo nascosto dell’applicazione concreta”.

Infine, Gallino ha commentato la sentenza della Corte Costituzionale sull’illegittimità della sanzione minima di 50mila euro per la violazione del decreto dignità: “La sentenza di basa su un aspetto che avevamo già recepito, ovvero che il meccanismo sanzionatorio previsto dal decreto non trovava riscontro nelle infrazioni di basso livello in cui qualcuno è in corso”.

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