Attualità e Politica
03/07/2026 | 12:47
03/07/2026 | 12:47
ROMA – “Ci auguriamo che un riordino efficace dei giochi pubblici possa essere affrontato nella prossima legislatura da un Governo dalla sensibilità politica diversa”. Lo ha dichiarato Simona Bonafè, vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito Democratico alla Camera dei Deputati, durante la presentazione del libro “Non è gioco è azzardo”, del deputato del Pd Stefano Vaccari, presentato a Roma nella sede della Cgil.
“Nelle proposte di riordino del gioco fisico – ha continuato Bonafè – il tema parte sempre dal lato fiscale, mettendo in secondo piano la tutela della salute dei cittadini. Non a caso è stato inserito nella delega fiscale. È stato un errore, in questo senso, anche abolire il Fondo per il contrasto al gioco patologico. La dimensione del gioco problematico non tocca solo il singolo individuo direttamente coinvolto, ma anche le persone intorno a lui, la sua rete di relazioni. Con danni che possono avere forte impatto sociale a cui devono far fronte, sul territorio, le strutture sanitarie. Fondamentale coinvolgere sempre più, nella prevenzione, i concessionari e gli addetti ai lavori dei luoghi fisici del gioco”.
“Il Parlamento deve avere accesso a tutti i dati del gioco pubblico per programmare interventi mirati di prevenzione contro il gioco problematico”, ha commentato Don Armando Zappolini, uno dei portavoce della campagna “Mettiamoci in gioco”. “L'accesso ai dati – ha aggiunto – è la priorità politica principale e i dati devono essere pubblici e fruibili per tutti. Purtroppo l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ancora impedisce questo accesso che invece sarebbe previsto dalla legge”.
“Nel riordino del gioco fisico rischiano di essere tagliati fuori i piccoli operatori del gioco fisico, soprattutto quelli delle slot, che avevano investito tanto per anni nel settore e ora sono penalizzati a favore delle grandi multinazionali”, ha affermato Filippo Torrigiani, consulente della Commissione Parlamentare Antimafia. “La verità – ha continuato – è che lo Stato guadagna pochissimo dal gioco: negli ultimi 20 anni, la raccolta complessiva del gioco in Italia è stata di 1.940 miliardi di euro e nelle casse dello Stato ne sono entrati solo 198 miliardi. Non è vero nemmeno che il gioco legale corrisponda al gioco sicuro. Le mafie, soprattutto la 'ndrangheta, riescono a riciclare denaro sporco anche attraverso il gioco legale”.
“Accettare la compartecipazione al gettito fiscale degli apparecchi da gioco, stabilita dalla Legge di Bilancio 2026, è stato un grande errore da parte della Conferenza delle Regioni”, è il commento di Gianpiero Cioffredi di “Libera”. ”Le campagne sul gioco responsabile – ha continuato – rischiano di scaricare solo sul singolo cittadino la responsabilità di diventare eventualmente un giocatore patologico”.
“Il gioco patologico non è solo un problema individuale ma collettivo e sociale, un costo per le famiglie e per le strutture sanitarie e un aiuto alla criminalità organizzata. Facendo un bilancio sociale dell'azzardo, i 'conti' sono sicuramente in perdita”, ha dichiarato Alessandra Tersigni, responsabile nazionale delle Politiche sociali della Cgil.
“In Piemonte, l'attuale maggioranza di centrodestra ha cambiato la legge sul gioco approvata dalla precedente Giunta Chiamparino di centrosinistra, con il risultato che, nella Regione, è cresciuta l'offerta di gioco e sono aumentati i casi di dipendenza”, ha dichiarato Roberto Montà, presidente di Avviso Pubblico. “Per fortuna – ha aggiunto – il presidente Alberto Cirio sembra voler tornare sui suoi passi ed ha aperto la porta a nuove modifiche della legge, ascoltando le richieste dell'opposizione”.
DVA/Agipro
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