Attualità e Politica
02/03/2026 | 12:29
02/03/2026 | 12:29
ROMA - Vincite pagate in nero ai giocatori e gestione economica poco trasparente nelle sale giochi o scommesse possono giustificare l’intervento dell’autorità. Con questa motivazione la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del titolare di una sala slot, confermando l’ordinanza della Corte d’Appello di Brescia che aveva rigettato la richiesta di indennizzo per ingiusta detenzione. La decisione riguarda un periodo in cui il titolare era stato sottoposto a misure cautelari, nell’ambito di indagini su operazioni commerciali con partner di dubbia provenienza economica e transazioni finanziarie poco chiare.
Il titolare aveva contestato il rigetto della richiesta, sostenendo di non aver tenuto alcuna condotta colposa. La Cassazione ha però chiarito che, nel contesto della “riparazione per ingiusta detenzione”, il giudice deve valutare se il comportamento dell’interessato abbia contribuito a creare la “falsa apparenza” della configurabilità del reato, anche senza che vi sia stata una concreta commissione di illecito.
Il titolare della sala slot era stato inizialmente sottoposto a custodia cautelare per i reati di riciclaggio e autoriciclaggio di denaro di dubbia provenienza e per illeciti fiscali legati alle attività economiche con il suo socio. In particolare, gli si contestava la gestione di “operazioni finanziarie opache, l’accettazione di intestazioni fittizie di quote societarie e l’uso di denaro contante di origine non verificata”.
Successivamente, il Tribunale di Brescia lo ha assolto dai reati contestati, con sentenza definitiva, riconoscendo che non aveva commesso materialmente gli illeciti penali. Tuttavia, la misura cautelare era già stata applicata e la richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione era stata respinta.
La Suprema Corte ha sottolineato che, ai fini della riparazione, non è necessario che le condotte costituiscano un reato. Conta “se la gestione economica poco trasparente abbia potuto generare, secondo il criterio della prevedibilità oggettiva, un intervento doveroso dell’autorità”.
Come evidenzia la sentenza, “la colpa che vale a escludere il diritto all’indennizzo è rappresentata dalla violazione di regole, da una condotta macroscopicamente negligente o imprudente dalla quale può insorgere, grazie all’efficienza sinergica con l’intervento dell’Autorità, una misura custodiale”. Nel caso specifico, la Corte di merito aveva rilevato che il titolare “aveva posto in essere la prassi, ampiamente condivisa, di recuperare dai giocatori le schedine vincenti pagando loro in nero la vincita ed ottenendo lui direttamente la riscossione di quanto dovuto”.
Questa prassi, insieme alla gestione poco trasparente delle operazioni con il socio, ha rafforzato la valutazione dell’opacità delle attività economiche. Nonostante queste attività non costituissero reati penali accertati, “sono stati idonei, valutati ex ante nell’ottica del giudice della cautela, ad ingenerare nell’autorità giudiziaria procedente la rappresentazione della configurabilità dei reati contestati”.
Il ricorso è stato quindi respinto e il titolare della sala slot condannato al pagamento delle spese processuali, senza alcuna liquidazione a favore del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
FRP/Agipro
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