Attualità e Politica
12/07/2017 | 13:47
12/07/2017 | 13:47
ROMA - «A Roma le periferie sono già da diversi anni il quartier generale di sale slot. Alcuni esempi sono via Prenestina, via Tiburtina, via Tuscolana, e molte altre. E' negli occhi di tutti che i governi nazionali che si sono succeduti negli anni mai si sono preoccupati di stabilire ab origine una disciplina coerente ed efficace, se non altro relativamente alla corretta localizzazione delle sale da gioco, che avrebbe dovuto restringere l'incidenza del fenomeno anche nelle nostre periferie. Ciò posto, per le periferie questa Amministrazione ha stabilito un distanziometro di 500 metri dai luoghi sensibili al di fuori dell'anello ferroviario (mentre nell'area più interna è di 350 metri ndr)».
E' quanto spiega Sara Seccia, consigliera del M5S al Comune di Roma, in un'intervista ad Agipronews in cui spiega i prossimi passi dell'amministrazione capitolina, dopo l'approvazione del regolamento sul gioco, avvenuta all'inizio di giugno. Quello delle periferie come possibili quartieri ad alta densità di sale giochi, visti i divieti che vigono nel centro storico, è uno dei temi più caldi. I limiti orari per il funzionamento delle slot, l'adeguamento alle nuove norme per le attività esistenti, il "censimento" delle sale e delle attività di gioco e gli effetti del distanziometro sulle aree periferiche di Roma, sono gli altri argomenti su cui Seccia ha risposto.
Esiste uno studio o una stima su quale sarà l'incidenza del "distanziometro" su chi ha già una attività? Quante di queste sono a rischio?
«Esiste uno studio preventivo in tal senso, poiché è attraverso un'istruttoria che è possibile attuare determinate misure. Ad esempio si è operata la geolocalizzazione delle attività già presenti nella Capitale, oltre lo studio dei dati già ricevuti dalle competenti Autorità in relazione al numero degli esercizi, anche a livello municipale, che insistono sul territorio. Stiamo valutando la mole di quelle attività che si trovano ad oggi all'interno dei limiti del distanziometro; tuttavia, considerata l'incidenza del fenomeno del gioco d'azzardo nella Capitale sicuramente non parliamo di piccoli numeri; il lavoro sarà complesso e, in ogni caso, necessario per far sì che la salute del cittadino trovi un equilibrio, almeno alla pari, con il diritto di iniziativa economica che da troppo tempo è stato del tutto prevalente rispetto al benessere sociale. Inoltre, data la quantità di luoghi sensibili presenti nella Capitale, nonché data la quantità di luoghi del gioco, questa Amministrazione ha reputato di stabilire un distanziometro (più limitato) di 350 metri all'interno dell'anello ferroviario, proprio per cercare di contemperare tutti gli interessi in gioco. Si fa presente comunque che in favore del diritto alla salute si è già espressa la Corte Costituzionale con sentenza n. 220 del 2014, stabilendo che, nel contemperamento degli interessi in gioco, è prevalente il diritto alla salute pubblica».
Il regolamento sul gioco approvato lo scorso 9 giugno rimanda a una successiva ordinanza sindacale la definizione dei limiti orari: quali sono i tempi per l'emanazione?
«L'ordinanza sindacale, per definire gli orari di funzionamento degli apparecchi da gioco, verrà emanata a breve. E' ovvio che una tale ordinanza, emessa secondo la normativa dettata dal Testo Unico degli Enti Locali, dovrà sì produrre l'effetto di limitare il gioco nelle fasce orarie culturalmente dedicate alle relazioni familiari e sociali onde tutelare la salute e il benessere cittadino contrastando il fenomeno del gioco d'azzardo patologico, ma dovrà altresì cercare di non intaccare oltremodo il principio della libera iniziativa economica. Solo così i due interessi potranno trovare un giusto equilibrio.
Il provvedimento indica 120 giorni di tempo per le disposizioni relative alle attività di gioco già esistenti in merito alle distanze minime dai luoghi sensibili: anche in questo caso, ci state già lavorando e avete una tempistica? Ci sono allo stato attuale delle ipotesi sui tempi di adeguamento per i gestori?
«Sì, ci stiamo già lavorando e la tempistica è, appunto, dettata dallo stesso Regolamento che indica il termine di 120 giorni dalla pubblicazione dello stesso per l'emissione di un provvedimento che identifichi il momento in cui le attività già in essere dovranno conformarsi ai precetti regolamentari. Stiamo valutando ogni possibile ipotesi relativa ai tempi di adeguamento per tali esercizi e in questo momento è in corso un attento studio».
PG/Agipro
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